Ne è passato di tempo da quando la Honda annunciò nell’ormai lontano 2000, a seguito di una lunga serie di prototipi iniziata nel 1986, la creazione di un robot androide avveniristico che avrebbe stupito il mondo forte di una tecnologia avanzata e richiami alla fantascienza più celebre.
Fu scelto il nome ‘Asimo’ (pronuncia giapponese: “ashimo”); per la cronaca, non come omaggio al celebre scrittore come molti hanno pensato – in quel caso sarebbe dovuto essere comunque ‘Asimov’ – bensì un acronimo di “Advanced Step in Innovative MObility”.
Asimo è un robot di tipo umanoide, alto un metro e venti, largo 45 centimetri e profondo 44 (per i feticisti dei numeri).
E’ in grado di camminare, correre, ballare, salire e scendere le scale anche se un po’ alla cazzo, stare in equilibrio su una gamba e giocare a calcio. Riesce anche a riconoscere persone, salutarle e chiamarle per nome, seguire oggetti in movimento e spostarsi in una direzione suggerita.
L’intelligenza artificiale impiegata è notevole e copre esigenze di vario tipo; ad esempio va a ricaricarsi da solo quando la batteria è scarica, oppure coopera con altri Asimo per svolgere compiti “complessi” condividendo in real time dati ottimizzando i compiti.
Tra le innovazioni è da sottolineare la funzione per evitare persone in arrivo; in pratica il robottino individua persone in arrivo attraverso la sua telecamera/occhio, si mette a calcolare la direzione, la velocità di spostamento e prende contromisure per non intralciarle. No, non le disintegra (non ancora almeno); si limita a cambiare il suo percorso o a indietreggiare se non fosse possibile.
Evito di chiudere il post con la citazione stra-abusata di ‘Blade Runner’ (“ho visto cose”) perché sarebbe un “filo” prevedibile e poi diciamo la verità: ha scoglionato che più non si può.
Un semplice… “A domani!” ;)
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